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Salvastati si, Grecia forse

C’è la Grecia che appare «vicina a un accordo» sullo scalpo alle banche necessario per evitare la bancarotta, poi l’Ue che «ha ormai stabilizzato» il testo a Ventisei per il nuovo Patto di Bilancio e l’Italia delle liberalizzazioni che «va nella giusta direzione», persino «con un buon passo». Il menu dell’Eurogruppo che si apre oggi a Bruxelles, il primo del 2012, è ricco, di argomenti e di insidie. «Non penso a una decisione conclusiva già ora per il Fiscal Compact – ammette una fonte Ue -. Piuttosto vedo la stretta sulla riforma dell’Esm». Vuol dire che la riserva finlandese può cadere e che, salvo altri capricci, il nuovo fondo anticrac permanente potrà decollare in luglio.

Il club di Bruxelles ha pochi mesi per convincere mercati e speculazione di sapere, e volere, risolvere la crisi dei debiti sovrani e magari anche quella economica che s’approfondisce. I problemi sono chiari, però le volontà politiche divergono, fra i rigoristi di casa Merkel e e più pragmatici italofrancesi, interessati alla flessibilità e alla crescita oltre che all’equilibrio dei loro tesori. C’è una settimana per ritrovarsi, di qui al vertice Ue del 30. Gli speculatori non si perdono un passaggio. E nemmeno le agenzie di rating.
Il caso di Roma è emblematico. Il governo è entrato nella sua fase due, circostanza che negli ambienti del commissario all’economia, Olli Rehn, è accolta con soddisfazione. «A prima vista – spiega una fonte -, il piano liberalizzazioni è compatibile con quanto ci è stato illustrato da Monti. I servizi stanno studiando i dettagli, ma ci sono i contenuti che più volte abbiamo auspicato, l’apertura del mercato dei servizi e delle professioni». Ora, si aggiunge, «il passo successivo è sul mercato del lavoro, ma ci stanno arrivando».
Ecco il punto. L’Italia fa i suoi dolorosi compiti e incita, non da sola, l’Europa a fare la sua parte, perché nessuno si salva da solo in queste circostanze. Si richiedono parafiamme efficienti, come l’Esm, e anche una stretta sulla governance col Fiscal Compact, in chiave anche solidale. Roma, con Bruxelles, invoca un fondo salvastati più sostanzioso. La Germania lo nega, vuole rigore e basta. «I pacchetti di salvataggio e le iniezioni di liquidità a breve non sono una soluzione per la crisi», ha detto il ministero degli esteri tedesco Westerwelle. Vuole un Fiscal Compact duro e poi si vedrà. Rispende Guy Verhofstadt, ex premier belga, membro della troika dell’Europarlamento che negozia il Patto: «Il Compact non è la risposta per i nostri guai».
Potrebbe esserlo in parte l’Esm. Messo da parte il nervo scoperto della capitalizzazione – quella è roba da leader Ue – si profila stasera un compromesso coi finlandesi che non vogliono le decisioni del fondo a maggioranza qualificata. Helsinki necessita di due terzi del suo parlamento per recepire l’intesa e teme il euroscettico. «L’accordo è possibile», sussurrano alla Commissione. Aiuterebbe. Con 80 miliardi di capitale versato e 620 movimentabili, l’Esm è una buona polizza per l’euro. Italia e Spagna lo vorrebbero da mille miliardi, ma ieri il ministro dell’Economia tedesco Schaeuble ha detto che non se ne parla.
Serve anche l’intesa sulla partecipazione dei privati al salvataggio della Grecia, necessaria perché possa presentarsi alle scadenze di marzo e non fallire. La tabella di lungo periodo è definita, c’è un problema di tassi. Atene offre il 3,5%; l’uomo delle banche, Charles Dallara, esige almeno il 4. La sua firma toglierebbe 100 miliardi dal passivo storico ellenico (329 miliardi) e scaccerebbe la paura del peggio. «Se passa, annienta il pericolo sistemico», dice Francesco Garzarelli, managing director di Goldman Sachs al quotidiano greco To Vima.
Se ne parla oggi, di tutto questo. Alle venti Eurogruppo allargato sul Fiscal Compact. Ci sono punti aperti, sopratutto sulla flessibilità ammissibile sul debito e il ruolo della Corte di giustizia che, così com’è, all’Italia non piace; si andrà al summit per la conclusione. Intanto, però, dovrebbe uscire di scena il dossier italiano. Monti si era impegnato a illustrare oggi la sua fase due. Ha mantenuto la promessa e, con ogni probabilità, incasserà la benedizione dell’Europa. Un buon segnale. Che domani potrà commentare con l’altro premier italiano e indebitato, il belga Elio Di Rupo. Per i due è il primo incontro bilaterale.

Fonte: La Stampa del 23 gennaio 2012

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